PRIMO CONGRESSO DEI MOVIMENTI ECCLESIALI E DELLE NUOVE
COMUNITÀ IN AMERICA LATINA
BOGOTA 9 - 12 MARZO 2006
Dal 9 al 12
marzo 2006, si è svolto a Bogotà il primo incontro dei Movimenti ecclesiali
e delle Nuove Comunità in America Latina, convocato dal Pontificio Consiglio
per i Laici e dal Consiglio Episcopale (CELAM).
L’incontro,
che è servito come preparazione per la quinta Conferenza Generale
dell’Episcopato Latinoamericano e del Caribe che verrà inaugurata da
Benedetto XVI ad Aparecida (Brasile), nel maggio del 2007, ha avuto quale
argomento centrale quello della futura Conferenza Generale: “Discepoli e
missionari di Gesù Cristo perché in Lui i popoli abbiano vita. Io sono la
via, la verità e la vita” (Gv 14,6). Ha
inaugurato l’incontro l’Arcivescovo Stanislaw Rylko, Presidente del
Pontificio Consiglio per i Laici insieme al Cardinale Francisco Javier
Errázuriz, Presidente del CELAM. Durante il
suo intervento, l’Arcivescovo Rylko ha sottolineato che “i Movimenti e le
Nuove Comunità sono portatori di un prezioso potenziale evangelizzatore, del
quale la Chiesa ha urgente bisogno, oggi”. “Rappresentano una ricchezza ancora non conosciuta né valorizzata
pienamente”, ha sottolineato il presule . Ricordando
le parole di Papa Giovanni Paolo II, ha esclamato: “Quanta necessità c’è
oggi di personalità cristiane mature, consapevoli della loro identità
battesimale, della loro vocazione e della missione della Chiesa nel mondo!”. Per
raggiungere questo obiettivo, il Presidente dell’organismo vaticano ha
riconosciuto che sono necessari “una solida e profonda formazione e un
annuncio forte”. Due ambiti in cui i Movimenti ecclesiali e le Nuove
Comunità danno frutti splendidi per la vita della Chiesa, arrivando ad
essere, per migliaia di cristiani di tutti gli angoli del mondo, veri
”laboratori della fede”, autentiche scuole di vita cristiana, di santità e
di missione. La priorità
della formazione cristiana, - ha constatato -, diventa urgente perché il
processo educativo della persona è minato da quella che è nota come “la
dittatura del relativismo”, definizione coniata dall’allora Cardinale Joseph
Ratzinger, che indica come nella nostra epoca non si riconosca niente come
definitivo o assoluto. L’altra
priorità, - ha segnalato -, è la grande urgenza di presentare un “annuncio
forte”, che implica la chiamata missionaria, origine della vocazione
cristiana.